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L’anno scorso ho fatto il viaggio che avevo sempre sognato, quello nel nord-est degli Stati Uniti e soprattutto a New York. Un viaggio che non ha deluso le pur altissime aspettative e, anzi, ha lasciato un segno profondo e un gran desiderio di ripeterlo quanto prima.

Uno dei momenti più intensi è stata sicuramente la visita a Ground Zero e al 9/11 Memorial. Trovarsi proprio lì, dove tutto è successo, in mezzo ai resti delle Torri, ai piloni che ne sono rimasti, circondati da stanze piene di oggetti, fotografie, voci e registrazioni varie… è stata un’emozione fortissima.

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Cammini nell’edificio costruito intorno ai resti pensando: “Era qui”. Attraversi le varie stanze passando incessantemente da ciò che vedi esposto e i tuoi ricordi di quel giorno terribile. Ti propongono in mille modi quelle immagini che – lo sai – non scorderai mai.

Soprattutto, continui a cercare di immedesimarti in quell’orrore che ritieni insopportabile e a pensare che, invece, qualcuno l’ha vissuto in prima persona. In una stanza c’è tutta la registrazione dal quarto aereo, quello dell’eroismo dei passeggeri. Poi altrove ci sono le foto di tutte le vittime, e altre registrazioni delle telefonate, i notiziari, lo sgomento del mondo. Rivivi quel giorno minuto per minuto, in modo inesorabile e profondissimo, con una commozione che è difficile descrivere.

Poi torni all’aria aperta. All’esterno tornano ad attirarti quelle due vasche dove scorre l’acqIMG_0725ua, fonte di vita, circondata dai nomi delle più di 3.000 vittime. Sono un simbolo bellissimo. Quando si sta affacciati al loro bordo basta alzare lo sguardo in su per vedere innalzarsi al cielo la nuova torre, tanto alta da non vederne la fine. E allora pensi che, sì, speranza e futuro vincono davvero su tutto.

È stata una tappa importante del viaggio, come ogni anno è importante segnare questo giorno. Ricordare, rivivere con la stessa intensità il raccapriccio e il dolore che abbiamo provato 16 anni fa. È necessario pensare alle conseguenze di quella tragedia, a come la nostra vita oggi è cambiata. Perché è cambiata, innegabilmente.

Dall’11 settembre dobbiamo trarre la lezione di coraggio, di rinascita e di ricostruzione. Teniamo a mente le due vasche, le nuove torri, il fermento di costruzione e lavoro che circonda Ground Zero. E teniamo a mente soprattutto la necessità di non soccombere all’odio, di proclamare per sempre l’amore e il ricordo, il senso di comunità che ha unito tutti coloro che nel mondo hanno vissuto quel giorno con orrore e sgomento. Una comunità che a Ground Zero trova sempre i propri valori e la propria casa.

 

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