IMG_6277

Tra le priorità dell’impegno per rendere Verona una città più vivibile e più sicura c’è senz’altro quella di dare impulso alla cultura. Cultura intesa non solo come grandi eventi, musei, centro storico, ma anche come tutto ciò che si può offrire ai cittadini, in ogni luogo della città, per stimolare i loro interessi e il loro stare insieme.

Ritengo che il concetto di cultura diffusa sia tra i più affascinanti per chi desidera impegnarsi attivamente per il bene della propria città. Significa dare spazio alle arti popolari, che non difettano in qualità e bellezza rispetto a quelle considerate ‘colte’. Significa stimolare la creatività tramite progetti laboratoriali che coinvolgano larghe fasce di popolazione.

Una tra le azioni fondamentali e relativamente semplici da realizzare è l’apertura più ampia delle biblioteche. A Verona abbiamo una bellissima Biblioteca Civica, in centro città, il cui principale difetto è forse la mancanza di un sito internet dedicato che fornisca informazioni aggiornate in un formato attraente.

Ci sono anche biblioteche di quartiere ed il Sistema Bibliotecario Provinciale è certamente funzionale. Tuttavia, il lavoro da fare è ancora molto. Innanzitutto, ogni quartiere dovrebbe avere la propria biblioteca e tutte dovrebbero avere orari più ampi, anche serali, per accogliere chi desideri – magari dopo il lavoro – fare una ricerca o semplicemente leggere in tranquillità.

Dovrebbe esserci una sezione dedicata ai CD e ai DVD, per permettere a tutti di fruire anche di musica e film e documentari, oltre che di narrativa e saggistica. Dovrebbe esserci una sezione dedicata alla storia e alla documentazione locale: raccolte di opere di autori veronesi, di fotografie, documenti amministrativi storici e articoli storici, manoscritti, memorie e lettere, dove le persone possano andare a scavare nel proprio passato. Io ho potuto usufruire personalmente di questo servizio in Inghilterra, per la mia tesi di laurea, e ho sempre sognato di vederlo attivo anche nel mio Paese e soprattutto nella mia città.

Ma più di ogni altra cosa le biblioteche di quartiere dovrebbero essere accoglienti. L’immagine che ho scelto per illustrare questo articolo è stata scattata l’anno scorso in una biblioteca. Non in Italia, ma non fa niente. E’ un’immagine che amo molto: una parete che, in un luogo spazioso e luminoso, accoglie chiunque con un ‘benvenuto’, in tutte le lingue del mondo.

Le biblioteche devono essere così. Aperte, accoglienti, colorate, luminose; devono avere scaffali accessibili, dai quali prendere in autonomia un libro, un CD o una rivista non sembri un furto, ma un diritto e un piacere. Devono accogliere mostre di artigianato e arte locale, eventi di lettura e confronto. Alla reception, distribuire materiale informativo su tutte le iniziative culturali della città, con personale sorridente e cortese pronto a fornire spiegazioni e dettagli.

Cultura diffusa, dunque, significa questo: che in ogni zona della città ogni cittadino si senta invitato ad entrare in biblioteca; anzi, in diritto di farlo. Senza timore di subire un controllo, esibire una tessera o chiedere informazioni. Trovandosi in un luogo bello dove trovare cose belle. E magari, in futuro, anche con l’attivazione di una sezione mobile, che porti i libri alle persone che non hanno la possibilità di recarsi in biblioteca o a quelle che vivono nelle contrade più distanti.

Ovvio, ci sono problemi di risorse; ma con un’accorta pianificazione che dia priorità al benessere quotidiano dei cittadini e alla migliore vivibilità – che significa maggiore sicurezza – di tutte le aree della città, si può fare. In tanti posti tutto ciò è realtà. Quindi, gradualmente, un passo per volta, si può fare.

Leave a Comment