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Lo ammetto, un pezzo di cuore sarebbe portato ad avere nostalgia delle prime Leopolde, quando si era meno e ci si sentiva molto intrepidi e coraggiosi. ‘Puri’, dice qualcuno (e a me non piace). Chi c’era non le dimentica, quelle emozioni intense di momenti speciali in cui si costruiva qualcosa che allora sembrava impossibile. Momenti che ci hanno dato complicità e amicizia, unione e condivisione.

Eppure ora, al termine di questi tre giorni, i sentimenti non sono di nostalgia né di rammarico, come qualcuno si ostina ad insinuare. Quelle emozioni e quelle persone ci sono sempre, alla Leopolda 2014, nonostante nell’ultimo anno molto sia cambiato, portando novità e differenze innegabili. Senza dimenticare i preziosi momenti del passato, c’è stato spazio anche per accogliere con immutato entusiasmo ciò che c’è stato di nuovo.

Innanzitutto, il non essere lì, tra le prime file davanti al palco, immersa nell’entusiasmo della folla. Quest’anno la Leopolda l’ho vissuta quasi tutta tramite lo schermo della sala stampa, in disparte, con il dreamteam della PD Community, per cercare di trasmettere all’esterno le idee e l’atmosfera che sono il senso di quel luogo. Una prospettiva indubbiamente diversa, ma altrettanto ricca di intensità e di complicità, per la quale ringrazio ognuno degli amici che hanno condiviso con me queste bellissime giornate.

Era diversa anche la quantità di gente che è confluita nelle sale e all’esterno della Stazione. Tanta, tanta, tanta. Tanta che a un certo punto non c’è stato più spazio per contenerla. Anche questo non era mai successo.
Matteo Renzi, ora premier, sempre più blindato, non più libero di girare fra la gente, come era solito fare nelle passate edizioni. A questo proposito, qualche autorevole giornalista ha commentato interrogativamente sulla presenza di troppa polizia. Certo non c’era da stupirsi, dovendo garantire la sicurezza di mezzo governo e di svariate migliaia di persone assembrate lì. Aggiungo che, semmai, ad intralciare la mobilità delle persone non erano i troppi poliziotti, ma i troppi giornalisti. Ovunque, sempre, in ogni angolo. Spesso con arroganza. Anche loro in quantità superiore di Leopolda in Leopolda.

Tante persone erano lì per la prima volta, e ben venga. Persone che gli anni scorsi hanno scelto di non esserci, ma ora hanno cambiato idea. Alcune sicuramente per convenienza, ma molte perché hanno capito che è il mondo che, cambiando, lo richiede. Quest’anno Leopolda è stato rivedere vecchi amici commossi, ma anche abbracciare un raggiante Gennaro Migliore e dirgli “Benvenuto”.

Non rammarichiamoci se la Leopolda cambia: è bello che sia così. Prendiamone il meglio e sfruttiamone la straordinaria energia. Il nostro laboratorio di idee si evolve con noi, con la realtà che ci circonda. Accogliamo il cambiamento, noi che ne abbiamo fatto una bandiera, mantenendo salda e immutata la volontà di sorridere. Dimostriamo che il popolo della Leopolda sa cambiare, tenendo fede ai propri ideali e sogni. Così dimostreremo che lo può fare anche il PD. E, di conseguenza, il Paese.

 

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