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Cinquant’anni fa il reverendo Martin Luther King Jr. pronunciava l’immenso discorso “I have a dream“, intriso di valori e di principii elevati quanto sacrosanti, costruito su una visione di ciò che è giusto, etico ed universalmente condivisibile.

Il sogno del rev. King era un Paese nel quale tutti gli uomini fossero liberi, uguali nelle opportunità e nel trattamento da parte dello Stato e dei connazionali. In quel discorso glorioso, capolavoro di retorica, risuonano le parole libertà, giustiziasogno, speranzafuturo.

La battaglia per i diritti civili non è ancora vinta. In questi cinquant’anni la lotta di tante persone determinate e coraggiose ha portato a compiere passi fondamentali, tali da dare, a volte, l’illusione della vittoria. Ma poi vediamo che la discriminazione è ben al di là dall’essere sconfitta, vediamo che non tutte le persone sono uguali davanti alla legge o davanti alle possibilità che la società dovrebbe offrire a tutti i propri membri. Il presidente degli USA è nero, ma il solo fatto che questa sia, oggi, una cosa straordinaria deve farci riflettere.

Il sogno non è ancora realizzato del tutto, né negli Stati Uniti d’America né nella vecchia Europa. Tanto meno in Italia. Molte categorie di persone stanno ancora lottando per vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali, per avere pari dignità e pari opportunità che siano reali, non solo vuoti titoli di istituzioni o di documenti programmatici.

Donne, omosessuali, minoranze etniche, minoranze sociali; giovani, anziani; precari, disoccupati; tutti coloro che sono ‘altri’, diversi, stranieri, svantaggiati, deboli. Per tutti loro – per tutti noi – oggi è un anniversario importante. Per tutti loro – per tutti noi – oggi è doveroso rileggere e riascoltare le parole sagge e profonde del reverendo Martin Luther King. Io ho un sogno.

I have a dream, testo integrale

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