College

Da sempre in Italia la scuola professionale è considerata qualitativamente, quindi socialmente, inferiore. Nel nostro paese si parla di scuola professionale intendendo quella meno impegnativa sulla quale ripiega chi, per mancanza di velleità intellettuali o per necessità di lavorare ad una giovane età, sceglie un percorso più breve e meno impegnativo per accedere a mestieri considerati umili e ‘proletari’ (operaio, meccanico, segretaria etc.).

Questa visione persiste nella nostra società nonostante la realtà sia cambiata radicalmente e la formazione professionale conduca ora, in molti campi, a professioni prestigiose e altamente remunerative, solitamente di carattere imprenditoriale, gestionale e creativo. Oggi c’è un’assoluta venerazione, ad esempio, per i cuochi, grazie ad una esposizione mediatico-televisiva senza precedenti; e dire che si fa il musicista è sempre stato accolto con frasi del tipo “Ma dai, che bello!”. Eppure…

Provate a vedere l’espressione di una mamma il cui figlio, invece di terminare il liceo e andare ad una università qualsiasi, le dice che vuole fare il cuoco o il musicista (non classico) e che per questo dovrà frequentare una scuola privata, non riconosciuta dallo Stato, magari anche molto costosa. Le mamme e i papà alla fine spesso cedono di fronte a quella che sembra essere l’unica possibilità di futuro e di felicità per quel figlio che, ahimé, non diventerà dottore e soprattutto non avrà uno stipendio mensilmente certo. Ma molti di loro fanno davvero fatica, qualcuno addirittura non riesce e costringe il povero giovane ad una vita di rimpianti in favore di un posto fisso qualsiasi.

Per risolvere questa contraddizione, è necessario proporre una formazione professionale moderna, seria, volta ad assicurare un futuro a chi, in realtà, ha le idee molto chiare su ciò che vuole fare; a chi ha un sogno, una passione da far diventare mestiere. Nel Regno Unito definiscono questi corsi vocational, un termine bellissimo che rende giustizia a ciò che non è un ripiego per fannulloni o ritardati, bensì una strada di sacrificio e apprendimento che conduce, appunto, alla realizzazione di un sogno, alla costruzione di un’attività e spesso ad un’impresa che magari darà lavoro anche ad altri.

Questo modello di formazione in Italia esiste già, perché varie organizzazioni hanno importato dall’estero corsi di media e alta specializzazione. Quello che serve è, però, il riconoscimento istituzionale, che deve necessariamente seguire quella che ormai sta diventando un’esigenza sociale, compresa anche da quelle fasce della società che storicamente erano restie ad apprezzare il percorso professionale. Magari, la scuola italiana potrebbe anche copiarlo, questo modello, nel nome dell’efficienza e dello sviluppo di settori che per noi sono primari.

Porto quindi ad esempio il modello Pearson-BTEC, che è quello di cui mi occupo: facendosi accreditare da questo importantissimo ente britannico, che agisce secondo le direttive governative, una qualsiasi scuola e realtà didattica italiana può offrire corsi vocational in qualunque campo professionale. Io lavoro nel campo musicale e, quindi, i corsi nei quali insegno al CSM College sono intitolati alla Musica e alla Tecnologia Musicale; quest’anno nel mio istituto partirà anche il corso in Teatro e l’anno prossimo finalmente quello dedicato al Turismo.

Sono corsi biennali composti da 16-17 materie, per un totale di minimo 180 crediti; il percorso completo prevede un primo biennio (Extended Diploma) che in Europa è classificato al Livello 3 – ovvero quello di tutte le nostre scuole superiori, licei compresi; ed un secondo (Higher National Diploma) che invece si colloca nel Livello 4, quello dei diplomi universitari. Gli studenti che completano questo percorso quadriennale possono poi frequentare il terzo anno universitario (top-up year) per conseguire la laurea di primo livello. Una laurea vera!

Qualunque sia il campo di interesse, si impara un mestiere: se ne studiano le tecniche, se ne acquisiscono le capacità e si affinano i talenti, facendo pratica reale e non solo teoria sui libri; si realizzano progetti, imparando a gestire una squadra di lavoro e risorse definite; si apprende l’importanza di saper scrivere una presentazione professionale, di saper promuovere il proprio lavoro e di fare un’accurata analisi di mercato e azione di marketing; si utilizzano gli strumenti nuovi senza mai avere paura di tutto ciò che è innovazione, anzi sfruttandolo al meglio; si impara a conoscere il mondo del lavoro in quel determinato settore, studiandone tutti i ruoli professionali, gli enti preposti, le dinamiche relazionali e valutando le possibilità di successo. Come dico sempre io ai miei studenti: si impara non solo a fare un mestiere, ma anche a farlo funzionare. Si impara a stare al mondo.

La qualità di tutto il percorso è garantita da una serie di verifiche e controlli incrociati. C’è un efficace sistema di verifica interna, grazie al quale il lavoro di tutti gli insegnanti è periodicamente controllato e qualunque eventuale errore di valutazione o di procedura viene prontamente identificato e risolto. Un paio di volte all’anno, poi, arriva il controllo da parte dell’ente accreditante: un signore inglese fa visita al centro e verifica che esso abbia lavorato seguendo le procedure, garantendo agli studenti la massima attenzione e il massimo supporto, dimostrando totale consapevolezza del metodo.

Gli studenti ricevono un feedback costante sul proprio lavoro, che permette loro di correggere, migliorare, riprovare e alla fine riuscire. L’insegnante li segue in ogni fase, dando consigli e alimentando il loro entusiasmo, stimolando la loro creatività, costruendo la loro imprenditorialità e valorizzando ogni piccolo passo verso il traguardo. Li vediamo crescere, illuminarsi di determinazione e di ambizione, riconoscere i propri errori e i propri meriti, ottenere soddisfazioni e realizzare i propri sogni.

Questa è, oggi, la formazione professionale e io vorrei tanto che le istituzioni si occupassero di più di queste eccellenze, che regalano al Paese persone in grado di esaltarne le bellezze e le fonti di ricchezza. Sono percorsi che creano esperti e li conducono anche al tanto agognato titolo di studio di livello superiore. Lavorare nel campo della musica o del turismo, ma anche in quello della moda, dell’estetica, della ristorazione, dello sport, della cura dell’ambiente, della tecnologia…cosa ci può essere di più gratificante se quel mestiere è stato il tuo sogno fin da quando eri bambino?

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