dedica

L’ho comprato il giorno in cui è uscito, questo libro di Matteo Renzi che s’intitola Oltre la Rottamazione, e l’ho letto avidamente, benché non proprio velocemente (eravamo in epoca di campagna elettorale assommata a intensi impegni scolastici). Poi, dopo un po’, l’ho ripreso in mano, valutandone il contenuto anche alla luce degli ultimi avvenimenti. Provo ora a spiegarne la costruzione.

Nei cinque capitoli si snoda un documento programmatico racchiuso tra una vivida analisi dello status quo e il racconto dell’Italia che vorremmo avere tra vent’anni. Il primo capitolo fa un quadro (colorato e vivace) della situazione del Paese al momento della pubblicazione del libro: un innegabile divario tra politica e società fa da sfondo a vicende che Matteo dice di aver vissuto da attore non protagonista, in quanto perdente alla primarie autunnali del centrosinistra e leale rinunciatario a qualunque ‘premio di consolazione’. E qui spiega il significato del termine ‘rottamazione’, che voleva richiamare “l’idea di riportare la politica in sintonia con il Paese”, e soprattutto i motivi per i quali fu tanto contestato, visto da molti come negativo, contrario a quel concetto di ‘gentilezza’ che invece Matteo afferma di sentire proprio.

L’esperienza delle primarie e della sconfitta viene raccontata con toni vibranti, che toccano le corde più emotive di chi, come me, ha vissuto quel periodo con intensità. Fin da subito, e con particolare forza in queste pagine, si riconosce nella scrittura di questo libro uno stile più personale rispetto ai precedenti, un linguaggio schietto e verace, che rende giustizia alla vivida emozione e genuinità che in quei tre mesi Matteo ha portato nelle piazze di tutta Italia.

Con gli aneddoti della disastrosa elezione del Presidente della Repubblica e della formazione del governo Letta si giunge alla spiegazione della necessità di andare oltre la rottamazione: per completarla, non certo per rinnegarla. Finire l’opera iniziata e procedere decisi verso il compimento del cambiamento del Paese, agendo su tre pilastri che vengono dettagliati nei tre pregni capitoli centrali.

Innanzitutto la politica, con l’esigenza di restituirle dignità e di ricostruire quel partito che sembra ormai alla deriva. In seconda di copertina c’è un grande atto d’amore di Renzi nei confronti del Partito Democratico: un quasi poetico riassunto del libro visto tramite ciò che “il mio partito” dovrebbe essere e dovrebbe fare. Ora ci ritroviamo un governo che non è quello che sognavamo e che deve perentoriamente occuparsi di riforme improcrastinabili, prima fra tutte quella elettorale; un governo nel nome del quale oggi si sta venendo meno a qualunque principio di idealità e finanche moralità. Per realizzare un governo davvero nostro, secondo Matteo, dobbiamo portare il Partito Democratico ad essere riconoscibile per tre caratteristiche: la speranza da dare ai cittadini, l’apertura per costruire davvero un rapporto umano fra le persone che condividono idee, e l’orgoglio di una leadership che sia espressione di una squadra compatta.

In secondo luogo, per cambiare l’Italia occorre occuparsi di lavoro in modo serio, moderno, onnicomprensivo. La questione va affrontata immergendosi nella realtà: non servono discussioni sterili su legislazioni e normative, ma idee concrete per permettere facili assunzioni e una vera uguaglianza delle opportunità. Serve un piano per il lavoro che agisca sul fisco (abbassamento delle tasse), sulla burocrazia (semplificazione e modernizzazione) e sul credito (aiutare le banche ad andare incontro all’economia reale con più coraggio). Una volta sistemati questi punti cardine, il piano proposto da Matteo Renzi dipinge un’economia fondata sui settori in cui l’Italia è riconosciuta numero uno: cultura, turismo, moda, ma anche un ritorno all’agricoltura come cura del territorio ed espressione d’identità. Insomma, “dobbiamo ritornare alla logica ferrea delle cose semplici” e ripartire da quelle che sono le nostre eccellenze, lasciando stare le inutili e troppo consuete lamentele del “tutto va male, puntando invece sulle cose belle.

Infine, il futuro. Partendo dalla conoscenza del passato e dall’imprescindibilità della memoria, la politica deve ricominciare a parlare del domani. Deve costruire un’Europa che sia una vera comunità di cittadini; rifondare la scuola puntando sulla qualità, sul merito e sulla curiosità; prendersi cura dell’ambiente, prevenendone il degrado e migliorandolo con l’innovazione; creare un welfare dinamico e solidale valorizzando e coinvolgendo l’impegno civile; dare spazio libero a internet, che è cultura, trasparenza, partecipazione e cooperazione. “L’ottimismo diventa la carta d’idenità del futuro”: uno sguardo al domani che è sfida coraggiosa ed entusiasmante. L’obiettivo? L’Italia di Gregorio, ventenne tra vent’anni, il cui mondo ci immaginiamo più concreto, più sostenibile e più accogliente.

Le parole ricorrenti nel libro sono quelle che costituiscono la summa del progetto di Matteo Renzi: speranza, passione, entusiasmo, cambiamento, insieme, dignità, coraggio, bellezza, sogno, progetto, visione, semplicità, sfida, comunità. Un progetto che si fonda sulla semplicità, sulla concretezza, sulla quotidianità; un progetto che si differenzia dall’indefinito presente della politica odierna, che è avulsa dalla realtà, e proprio per questo risulta elevato. E in quanto progetto è coerente, in quanto progetto valorizza la squadra e il noi; Matteo, spesso accusato di eccessivo protagonismo e smania di potere, con questo libro riafferma la moralità della politica, che è il mantenere le promesse fatte concretizzando le idee.

Dice che “il destino personale è meno rilevante del cammino delle idee” e le fa camminare, le sue idee, sulle ali di una prosa bella, spesso degna di citazione. Perché la politica diventa finalmente umana, ricca di emozione e perfino di sentimento, di alti ideali e di quelle bellezze quotidiane che rendono gioiosa e degna la nostra vita. Un libro da leggere. E da mettere in pratica.

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