Banda

Ieri in tutto il Paese si è celebrato il compleanno della Repubblica, tra polemiche (solite, immancabili) e sventolii di tricolori. Una bella occasione per ritrovare lo spirito nazionale e celebrare la memoria collettiva, ma anche per riflettere sul presente e magari anche parlare di futuro.

Non tutti hanno colto questa occasione. Presa da altri problemi legati al prossimo ballottaggio amministrativo, non ho dedicato molta attenzione ai notiziari e ai giornali che polemizzavano sulle Frecce Tricolori. Personalmente non ho nulla contro lo sfrecciare nei cieli della bandiera nazionale, benché non concordi con il dispendio in parate militari per celebrare una festa che è tutta civica, in quanto nata da un referendum ancorché al termine di una guerra. Ma queste discussioni, alla fine, non contano molto.

Il valore della ricorrenza, invece, sta proprio nell’aggregare tutti gli italiani attorno ai loro simboli patriottici e portarli ad unirsi in una riflessione su ciò che il Paese deve e può essere. Sfilare per le vie e raccogliersi nelle piazze, guidati dalle cariche amministrative e istituzionali e accompagnati dalle bande cittadine, deve significare che diamo attenzione alla Cosa Pubblica, nel giorno in cui la festeggiamo.

E questa attenzione non può che tradursi in una valutazione sullo stato attuale in cui versa l’Italia, in una comprensione delle difficoltà che stiamo attraversando e un conseguente riconoscimento delle soluzioni per approdare ad un futuro più sostenibile.

Dobbiamo ritrovare i valori fondanti della nostra Repubblica: il lavoro, la democrazia, l’eguaglianza, la cultura. Garantire a tutti il diritto di vivere con dignità la propria condizione di italiani. E’ necessario agire in fretta, affinché tutti possano liberamente esprimere la propria creatività e metterla a frutto, creando impresa e condividendo progetti. Celebrando il passato più o meno glorioso, dobbiamo trovare spunti per costruire un domani in cui tutti saranno artefici del proprio destino e lo potranno realizzare insieme, collaborando e condividendo idee, ascoltando e aiutando.

Ieri sera, davanti alla banda che ripercorreva 150 anni di storia in musica, ho pensato a cosa tenesse lì, nella morsa di un freddo pungente e in balia di gelide folate di vento, tante persone che hanno applaudito e cantato le espressioni più nazionalistiche della nostra cultura musicale. La risposta l’ho trovata in un’esigenza di ritrovare il bene comune, di concretizzare proposte intese a risolvere i problemi pressanti per poi dare spazio al ritrovamento di una troppo a lungo trascurata identità nazionale.

Ritrovare la Repubblica significa agire, subito, senza indugio. Lo dico al governo, ma anche a ciascuno di noi, perché il cambiamento parte da ogni piccola comunità. Nella speranza che il prossimo 2 Giugno possa essere celebrato con minore preoccupazione e uno sguardo più sereno verso il futuro.

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