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Ovviamente ho guardato (e apprezzato) l’intervento di Matteo Renzi ad Amici, questa sera. E ho pensato: “Per fortuna è all’inizio, così poi cambio canale…magari ci torno quando c’è Harrison Ford”. Non sono radical-chic e guardo tanti programmi leggeri, anche qualche ‘boiata’; non mi sono neanche mai posta il problema che fossero su Mediaset o altri canali, chissenefrega.

La mia avversione per Amici ha origine nel mio lavoro e nel messaggio – sbagliato o almeno incompleto – che trasmissioni come quella danno ai giovani, soprattutto a quelli la cui aspirazione è vivere di musica. Io passo le mie giornate a insegnare ai miei studenti che il successo non è solo la fama: per chi fa questo mestiere, quella può anche arrivare, ma succede ad una piccola percentuale e per svariati motivi, non sempre legati al talento. I partecipanti ad Amici ne sono un esempio, dato che molti sono privi di abilità tecniche e di cultura musicale.

Il successo si ottiene quando, innanzitutto, si riesce a fare della propria passione il proprio mestiere. Avere la determinazione, lo spirito di sacrificio e il coraggio richiesti per questa impresa ha la stessa importanza dell’avere il talento musicale. I miei studenti coltivano queste qualità e ne fanno il proprio tesoro, l’unico presupposto per una carriera difficile e faticosa. Una carriera che li porta a fare un mestiere non riconosciuto dallo Stato italiano, a lavorare perlopiù in nero e senza certezze di sorta, a sottoporsi a giudizio costantemente, per tutta la vita. Una carriera che non necessariamente prevede la grande fama.

Studiano tanto: tecnica strumentale, teoria musicale, tecniche creative, tecnologia, organizzazione e gestione progetti; imparano a muoversi nella giungla burocratico-amministrativa di un mestiere che esiste nell’ingiustizia. Sono quelli che un giorno, neanche tanto lontano, aiuteranno la nostra società a considerare cultura anche la musica pop e rock; quelli che insegneranno strumento ai ragazzini, che suoneranno nei locali cittadini, che realizzeranno progetti di musica per arricchire la vita socio-culturale di tutti e spesso anche per aiutare categorie disagiate portandole a partecipare e comunicare tramite la musica.

Sono ragazzi che sorridono quando riescono a suonare un brano difficile, a registrare autonomamente una loro composizione e a trasmettere un’emozione; passano i pomeriggi a scuola a studiare insieme, si scambiano idee e competenze. Coltivano ciascuno il proprio talento, il proprio sogno. 

Il modello di Amici non considera questi ragazzi, benché sottolinei valori importanti quali la speranza e la collaborazione. Ad Amici, intanto, ci sono solo cantanti e ballerini e questi ultimi non vincono mai. Perché?
Perché il mestiere della danza non ha la stessa immediatezza commerciale della canzone, quindi fa meno gola a tutti gli interessi che ruotano attorno alla trasmissione. E chiunque sia minimamente intonato può iscriversi ad una gara per cantanti. I miei studenti sono sì cantanti, ma anche chitarristi, bassisti, batteristi, tastieristi, sassofonisti (vi ho citati tutti, ragazzi?). Da quest’anno abbiamo anche i dj, i rappers e i fonici: tutti geniali, tutti ricchi di creatività e di bellezza. Loro non hanno diritto ad un’occasione televisiva? No, perché il grande pubblico non comprenderebbe il loro talento (e questo è un ulteriore triste ragionamento da fare, magari un’altra volta).

Quando, stasera, Matteo ha invitato a pensare anche ai giovani che non erano in quello studio, io l’ho ringraziato, perché dobbiamo smetterla di inculcare ai figli l’idea che il successo arrivi in uno studio televisivo. Il talento e il merito sono beni preziosi, propri di qualunque professione e che spesso si conquistano con lo studio e il sacrificio, che regalano il successo (quello vero) a forza di batoste e di soddisfazioni, che vanno valorizzati e riconosciuti.

La speranza è di tutti, soprattutto di chi ci crede e ce la mette tutta. Sono con voi, ragazzi, ed è tanto emozionante vedervi realizzare i vostri piccoli e grandi sogni!

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