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Sono passate circa 24 ore da quando stava iniziando Life Circus, lo spettacolo dedicato ai Queen al quale i miei studenti del 2° anno hanno lavorato da gennaio. Il Teatro Camploy di Verona è diventato un fantasmagorico circo, pieno di gioia, di esuberanza e di tanto, tanto coraggio.

Questi ragazzi a volte un po’ musoni, a volte scettici, a volte svogliati, ieri su quel palco si sono messi in gioco rinunciando a qualunque difesa. Calati nei più bizzarri travestimenti, hanno riso e sorriso, ballato e saltato, hanno messo a nudo le proprie emozioni e la propria vulnerabilità. Soprattutto, hanno emozionato e commosso un pubblico forse impreparato ad affrontare questo slancio di vitalità ed esempio di professionalità.

Per me il tratto più significativo è stato vedere alcuni di quei sorrisi: ero certa che tutti avrebbero suonato bene, abbiamo provato per settimane e la macchina organizzativa è stata gestita con discreta cura, ma il loro sbocciare positivo ed esternare, a posteriori, la loro soddisfazione ed esaltazione è stato quanto più mi ha reso felice.

Qualcuno oggi ha commentato: “Innovativi, favolosi, emozionanti”. Oppure: “Complimenti a tutti i ragazzi per la forza, il coraggio e la vita che ci hanno messo, è bello vedere il futuro che interpreta il passato con la gioia negli occhi. Bravi, bravi e ancora bravi.” E ancora: “non è retorica, sono davvero orgoglioso e onorato oltre ogni misura per aver potuto far parte della straordinaria squadra che ha dato vita a Life Circus! E’ stata una serata memorabile in compagnia di persone veramente speciali. Vorrei abbracciarvi tutti”. Ecco, leggere queste frasi, insieme ai commenti entusiastici dei ragazzi stessi, per me è stato il compenso più bello di questi mesi di lavoro. Perché il messaggio è passato, lo scopo è stato raggiunto. Non ha importanza se le note suonate erano tutte giuste (e lo erano!), ciò che conta è che tutti abbiano visto l’energia e la determinazione e la vibrazione positiva che la scuola e la prospettiva di un futuro possono regalare a chi desidera fortemente coltivare un sogno.

Tutte le classi unite per la riuscita di un progetto: i musicisti, i fonici, i tecnici, i cassieri, tutti insieme per un momento di godimento culturale e artistico. Questi ragazzi hanno toccato con mano l’importanza della squadra, del lavorare gli uni con e per gli altri, del raccogliere il successo insieme, senza distinzioni né differenze. Hanno capito che la gioia di ieri sera è stata il risultato di un lavoro organico e responsabile, fatto di collaborazione e di impegno. Il progetto non è finito, ora ci sarà la fase consuntiva e analizzeremo minuziosamente cosa è stato buono e cosa lo è stato meno; dovrò leggere undici relazioni di duemilacinquecento parole, forse arrabbiarmi per le omissioni e per la scarsa cura nella presentazione.

Ma non fa niente. Oggi voglio solo dire che sono orgogliosa di tutti questi intrepidi personaggi che si sono vestiti da pagliacci e da mucche, che hanno avuto l’ardire di muoversi in modo meno rigido del consueto, che hanno voluto regalare alle oltre duecento persone che avevano pagato per ascoltarli momenti di rara bellezza, quella bellezza che può venire solo da giovani vite alla scoperta della propria vocazione.

Grazie di cuore ad Elvira, Matteo, Marco, Igor, Luca, Davide, Mattia, Andrea, Alessio, Pietro, Zeno; ma anche a Riccardo, Giovanni ed Andrea e a Riccardo, Nicola, Cristian, Antonio, Luca, Alessandro, Tommy ed Enrico; ad Anastasia, Francesco e Peter e ai loro compagni. Siete tutti straordinariamente belli; vi voglio bene!

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