frutti-di-bosco

Ieri ho chiacchierato di politica con un carissimo amico: purtroppo ci vediamo poco, quindi il discorso, pur nella sua brevità e leggerezza, è stato ampio e ci siamo confrontati anche sulle primarie di fine novembre e sulle loro conseguenze sul voto nazionale.

Il mio amico è un elettore di centrodestra, ma uno di quelli che dicono “Se ci fosse stato Renzi…”. Il 25 novembre non ha voluto dare 2 euro ad un partito che ritiene già troppo ricco. Il 25 febbraio non ha votato Bersani perché “piuttosto Berlusconi”. Ovviamente gli ho contestato la scelta, perché ritengo che quei 2 euro avrebbero cambiato l’Italia e che Berlusconi non si possa preferire proprio a nessuno. Il confronto, assolutamente sereno, è finito a risate, come sempre tra buoni amici. Tuttavia, dopo che ci siamo salutati, ho rimuginato sulla questione; c’era qualcosa che non mi tornava e ho scoperto cos’era.

Non tornava l’idea di aver preferito un individuo ad un altro. Ecco, semplicemente io non ho votato Pierluigi Bersani, ho votato il centrosinistra. Una coalizione che ha sbagliato molto e che sta ancora sbagliando, certo, ma uno schieramento comunque plurale, l’unico che alle ultime elezioni avesse un progetto. Opinabile e incompleto, quindi migliorabile, ma un progetto. Non importa che il leader che in quel momento lo rappresentava fosse un po’ scuro e dimesso, parlasse per improbabili metafore e non si accorgesse del declino inesorabile che si stava verificando. (Sì, dai, un po’ importa, ma non in questo contesto).

Ciò che conta è l’idea di fondo, quella secondo cui uno schieramento politico rappresenta un sentire comune sui valori di base ed una unidirezionalità negli obiettivi primari. Con qualche variabile, però secondo gli schemi di un sostanziale accordo. Poi ci possono essere modi diversi di declinare il metodo per raggiungere quegli obiettivi.

Sostengo Renzi da sempre, ma non mi fermo a considerare la bravura del leader, neanche se lui è senza ombra di dubbio quello veramente bravo e quello al quale non rinuncerei. Dobbiamo andare oltre: la nostra priorità sono le idee, anzi, la priorità è il progetto. E soprattutto la squadra che lo deve realizzare, che deve essere la più ampia possibile, mai chiusa in vecchie categorie né costretta nei confini definiti da una singola persona.
Il mio amico non ha tenuto conto di questa dimensione collettiva, aperta e plurale, quando ha preferito un B. all’altro, del resto – glielo concedo – restando coerente con la propria convinzione di partenza.
Peccato, ma…si rifarà presto!

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