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Oggi sarebbe la giornata delle scampagnate, se non piovesse. La mia alternativa? Concedermi il lusso di scrivere, vicino al camino acceso, una specie di recensione non proprio imparziale. In un giorno di festa si può.

Crackle è un disco incredibile. Breve e intenso, racchiude un mondo colorato e un tantino squilibrato, ricco di storie e di profumi (cioccolato e torba, criceti che corrono e sole che brucia, onde e scricchiolii). E’ un disco che è sicuramente il frutto più bello di un anno di lavoro intenso, quando ai già tanti impegni il suo autore decise di aggiungere gli studi universitari a 2.000 chilometri da casa sua. Impegno che ha svolto seriamente, come tutto ciò che fa, traendone tanto stress e tanta ansia ma anche – e soprattutto – tanta soddisfazione. Nuovi orizzonti, maggiore consapevolezza, elogi e riconoscimenti.

Questa è storia dell’inverno 2011-2012, poi a giugno finalmente la distribuzione digitale di Crackle e ora, marzo 2013, la tanto attesa stampa di un cd in edizione limitata. Venerdì scorso, 29 marzo, la presentazione: per l’unica volta al gran completo su un palco la band che ha contribuito alla registrazione dell’album.

E’ stata una serata emozionante, piena di bella musica, di quella di qualità e suonata con maestria. Il locale traboccava di gente: almeno la metà sconosciuta, il che di solito in queste situazioni è ciò che conta, ma per me questa volta è stato bello che ci fosse l’altra metà, quella tanta gente conosciuta in mille modi e mondi diversi. C’erano amici, colleghi, semplici conoscenti. Soprattutto c’erano tanti studenti, venuti a pagare un tributo ai loro insegnanti e a vederli lavorare ‘sul campo’: per me è stato davvero bello vedere tutte queste persone oltrepassare i confini dei generi musicali e semplicemente godersi il momento, apprezzare il talento e divertirsi. Due ore di cultura, di arte, di quel magnifico insieme di sensazioni che rende le persone migliori.

Quanto al concerto in sé, che dire…io sarò anche di parte, ma è stato eccezionale. Perfettamente orchestrato, arrangiamenti originali e tecnica strumentale sopraffina. Il leader e autore dei brani ha diretto in modo impeccabile, sempre presente con il suo strumento (il basso) e soprattutto con le sue idee, ma abile nel lasciare ai suoi strepitosi colleghi lo spazio per arricchire la sua musica con la loro personalità. Il mio apprezzamento speciale va al batterista, Giovanni Franceschini, perché ha 23 anni ed è tuttora mio studente e so che per questo concerto ha lavorato davvero tanto, dimostrando con la sua preparazione quanto fosse importante per lui stare su quel palco e dimostrarsi all’altezza di coloro con cui lo condivideva (i suoi insegnanti) e di colui che ha dovuto sostituire. Ce l’ha fatta egregiamente. A me ha dimostrato che i nostri ragazzi meritano tutta la nostra fatica, e gli sono grata.

Gli altri ottimi professionisti che hanno dato vita a questo mirabile cd e a questo memorabile concerto non li nomino (li trovate qui), ma li ringrazio. Ho scritto queste righe solo per esprimere pubblicamente la mia immensa stima a mio marito, Pepe Gasparini, che è un musicista superlativo e un professionista a 360 gradi, dal quale tutti dovrebbero prendere esempio. Se volete scoprirlo, curiosate su www.pepegasparini.com

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