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Per la seconda volta nell’ultimo anno non sono d’accordo con Matteo Renzi. La prima era stata quando, nel discorso la sera del ballottaggio delle primarie, disse che nella sconfitta non c’era più il ‘noi’ ma solo ‘io’: no, la squadra è unita sempre, nel viaggio, nella vittoria e anche nella sconfitta e questo è provato dal fatto che non ci siamo mai arresi.

Questa volta si tratta di quanto Matteo ha dichiarato in apertura dell’ormai ben nota intervista a “L’Espresso”, ovvero che “rottamazione non comunica speranza”. Una specie di dietro-front su uno dei temi forti della campagna per le primarie, sul vocabolo che tanto ha fatto discutere e sul concetto in merito al quale certamente sono stati commessi alcuni errori. Credo che qui stia il senso del cambio di passo: evitare (giustamente) di essere di nuovo additati come “volgari” e “violenti”, fare i conti con l’alta probabilità di essere fraintesi e strumentalizzati, quindi prevenire.

Tuttavia, vorrei ancora una volta puntualizzare il significato della rottamazione e quindi il motivo per cui, secondo me, non dobbiamo dimenticarcene. La rottamazione di un sistema corrotto e inetto è, altroché, l’unica speranza che abbiamo. Non si tratta di una protesta fine a se stessa, né di linguaggio violento (nulla, anzi, a confronto con gli insulti che volano quotidianamente); l’arte dell’insulto gratuito e della distruzione ‘e poi cosa?’ la lasciamo ad altri. Noi vogliamo rimuovere le cause dello sfacelo per poter ricostruire e rifondare, azioni per le quali abbiamo tante idee e progetti. C’è un dopo, insomma.

Racconto una storia esemplificativa. Nel 1997, quando il governo aveva attuato gli incentivi per supportare il mercato automobilistico, vivevo in Inghilterra: c’ero arrivata con la mia auto, una Fiat 126 blu che si chiamava Ermanno e che avevo pagato 500 mila lire. Nel giugno di quell’anno Ermanno – ferito dagli anni e da qualche atto vandalico –  fece il suo ultimo viaggio, da Newcastle a Verona, per essere rottamato. Io piansi, gli ero molto affezionata, ma contemporaneamente accolsi con gioia la mia Citroen Saxo nuova fiammante (blu pure lei). Si chiama Gastone, è ancora la mia auto e per acquistarla ho risparmiato circa 5 milioni di lire. Grazie alla rottamazione di Ermanno.

Si rottama, ma solo per ricostruire, per dare vita a qualcosa di nuovo che sia bello, funzionale, utile. Per sostituire eventuali incompetenti con persone capaci (non con chiunque), ma soprattutto per rifondare il sistema. E’ la massima espressione della speranza, questa, fondata sulla concretezza di un domani possibile. Certo, Matteo, troviamo nuovi modi e nuovi termini, aggiorniamo la nostra comunicazione e il nostro approccio, ma…keep calm and rottama!

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